JOTA EDITORIA

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Carmine Cataldo
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Merda ed Entropia

Dalle Probabilità Condizionate al Crepuscolo della Logica

 

Per usare le parole di Costanzo in una sua vecchia introduzione televisiva a Carmelo Bene, vivo, nei confronti di Carmine Cataldo, un rapporto di totale acriticità: ogni sua parola, in questo suo debutto letterario, sembra essere scritta per provocare il lettore sin dall’inizio e a spingerlo dinanzi al quesito se valga la pena o no continuare quanto appena cominciato e terminare la sua pur breve trilogia. Sì perché Cataldo mette da subito le cose in chiaro, tanto per essere precisi e non lasciare nessuno spazio al dubbio.

L’incipit batte persino, in quanto ad alacrità, le 120 giornate del sadico marchese, che attende il quarto periodo prima di narrare del prodigo sperma del duca e dei quattro chiavatori, poco dispensatori di liquidi, ai quali è stato appena sfondato il culo. Ovviamente in ogni esperimento del genere la domanda è più o meno sempre la stessa: quando finisce la metafora, se c’è – quando “domati dall’ingordigia e vinti dall’astinenza, ci si abbandona finanche al cannibalismo” –, e comincia il puro esercizio stilistico, assai valido in questo scritto, o addirittura si dà adito al nonsenso e al quel flusso di coscienza semmai interpretabili solo ed esclusivamente in seduta di analisi? E ancora, sublimando la bile con quello sfogo e quella rabbia che tanto ci ricordano l’infinito sproloquio di Mario Cioni in Berlinguer ti voglio bene?

La risposta di Cataldo sembra essere chiara e addirittura di matrice logico-matematica, dove senso e volgarità vanno letti come strettamente dipendenti e l’uno non sarebbe pienamente interpretabile senza l’altra, come quando si racconta “una storia di merda ed emorroidi, squallido simulacro di un egoismo occulto, insito nel mal di vivere.” Senza mai rinunciare all’etica, per quanto sua e certo condivisibile dai più, diventa cronista dei peccati di gola, pure quelli disumani, “che nessuna fatica al mondo dovrebbe mai legittimare”, e dei pensieri umani d’un vecchio che distoglie l’attenzione della nipote da un amplesso cagnesco per concentrare la sua su un ipotetico e desiderato stupro di un’avvenente passante.

Cataldo riflette e si diverte coi suoi altri ego, nell’ordinato delirio di elucubrazioni lascive e promiscue – nel sangue, nello sperma e nella merda – ad immaginare quali potrebbero essere i “danni alla morale” causati da un relativismo sociale e strumentale all’esigenza stessa, letteraria o no, di urlare il taciuto, cedendo a un darwinismo “consapevole di quanto i fattori ambientali possano brutalmente incidere sull’evoluzione di qualsivoglia disgraziato venga messo al mondo.” Conscio, manco a dirlo, di come l’odore della merda faccia talvolta sentire l’uomo vivo, insiste sulle sue parti nascoste e sembra non essere ideologicamente d’accordo con quel “timore, cronico e reverenziale, che tutti gli esseri umani, sebbene in differente misura, nutrono nei confronti della nuda verità”, quello che spinge ognuno a coprire il tanfo dei propri scarichi ed il rumore dei propri peti.


L’uomo di Cataldo è “un uomo che [ama] dire le cose per quel che sono veramente, ignorando, di fatto, come nessuno al mondo sia ragionevolmente in grado di fornire una valida ed univoca definizione della stessa verità.” Un uomo che non per questo smette di amare, seppure a suo modo, scrivendo lettere incomprensibili agli occhi della sua donna, e per questo destinato senza meno a precipitare nel suo habitat naturale, ancora non del tutto conscio: il caos. Un caos che, lungi dall’essere terra dannata, talvolta appare persino confortevole.

Emanuele Bukne

 

 

 

  • Brossura 86 Pagine
  • Edizione: 1
  • ISBN: 9788890517761
  • Editore: Jota
  • Data di pubblicazione: febbraio 2012
  • Prezzo: 10 euro

 

 

 

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